Impianto di termodistruzione: a cosa serve e come funziona

Impianto di termodistruzione: a cosa serve e come funziona

Cosa fare dei rifiuti? È questa una delle domande cruciali nella loro gestione. Oltre alla differenziata sembra esserci l’unica alternativa della discarica, ma non è così. Ci sarebbero anche gli impianti di termodistruzione, ma il condizionale in Italia sembra essere d’obbligo con appena 38 impianti di termodistruzione presenti sul territorio nazionale, in prevalenza al Nord. Strutture che, tra l’altro, tendono a sollevare grandi proteste da parte di cittadini e associazioni in nome della tutela della salute umana.

Cosa succede all’estero

Se in Italia c’è un grande dibattito sull’uso di tali strutture, in Europa gli inceneritori esistenti sono circa 500 e l’80% di essi dista meno di 5 chilometri dal centro delle città (Vienna ne ha uno ad appena 0,5 chilometri). Inoltre, ad essi in media viene conferito il 28% dei rifiuti contro il 24% che giunge nelle discariche. In Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Germania, Austria, Finlandia gli inceneritori sono di fatto l’unico modo di gestire i rifiuti oltre al riciclo.

A cosa serve la termodistruzione

La termodistruzione è uno dei sistemi utilizzati per eliminare i rifiuti, o meglio per ridurre la loro quantità. Con il processo di combustione controllata si ottengono scorie e ceneri che rappresentano il 25% del peso dei rifiuti in entrata e il 10% del loro volume: una riduzione che fa diminuire i costi di gestione delle discariche, dove vengono poi portati.

Come funziona la termodistruzione

I rifiuti indifferenziati vengono bruciati a una temperatura tra gli 850°C e i 1050°C, così da provocare la completa degradazione della parte secca e di tutti i sottoprodotti di combustione più pericolosi per la salute dell’uomo. Tale lavorazione porta alla formazione di ceneri e scorie, da cui viene recuperata la parte metallica.

Nei fumi della combustione insieme all’anidride carbonica possono trovarsi anche anidride solforosa e acido cloridrico e polveri contenenti mercurio, piombo, zinco e altri microinquinanti. Per evitare la loro fuoriuscita gli impianti di termodistruzione sono dotati di sistemi di filtraggio.

Il calore generato dalla combustione dei rifiuti può essere utilizzato anche per la produzione di energia elettrica: questo va infatti a produrre vapore che viene fatto espandere in una turbina, creando così energia. L’energia generata con il processo di termovalorizzazione è considerata in Italia come fonte rinnovabile.

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